Siamo Cristina e Tommaso. Io, Cristina, sono una desperate housewife (molto desperate e poco housewife…).Tommy è un Design Engineer…..un progettista meccanico. Vi chiederete da cosa è venuto fuori il nome del blog….beh….semplice….è la domanda che mi hanno fatto molte persone quando ho detto che ci saremmo trasferiti in Germania nel giro di un mese! E cosi adesso scriviamo qui tutto quello che vedremo nella nostra nuova vita. Buona lettura….

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  1. Ciao ragazzi, oggi pensavo al vostro primo giorno in quel di Baviera, tralasciando il fatto che la vostra e’ stata una scelta molto forte che taglia i ponti col passato, volevo farvi conoscere il mio pensiero: siete due ragazzi in gamba cio’ vi aiutera’ tantissimo ad adattarvi quanto prima alla vostra nuova realta’, e poi ricordate che l’audacia va premiata sempre. Un forte abbraccio ed un in bocca al lupo, ciao a presto.

  2. Nei sogni si spera, nella vita si cerca, nella realtà si soffre! Tutto è difficile… ma con persone come voi due, tutto diventa più facile… !ho saputo che fa freschino!!!!!!!!!hihihihiiiiiiiiiiiiiiiiiiii buon gelooooooooooooooo

  3. l’importante è essere felici delle proprie scelte, in generale
    perchè è normale qualche volta chiedersi: chi me l’ha fatto fare o maledire una decisione
    ma quando lucidamente e serenamente il piatto della bilancia pende da una parte significa aver fatto la cosa giusta!

    bravi!

    • Grazie. Al momento siamo ancora in fase: “Com’è bello qui. Come si vive bene. Ecc.”.
      Non credo che in futuro avremo ripensamenti….qui si sta decisamente meglio!
      🙂

  4. Ciao! mi sono trasferita anch’io in Germania da quasi 6 mesi, lavoro solo io mentre il babbo sta a casa con il bambino….Bello il tuo blog, lo leggerö tutto piano piano…a presto!

  5. Mah, la cosa che non capisco è la condizione di “housewife del 2013”: esiste? Ma soprattutto, è sostenibile?
    Non voglio aprire una polemica, ma SINCERAMENTE, ne sono molto incuriosita perchè non l’ho mai vista perdurare per più di 4 anni solari senza lasciare vere e proprie “ferite psichiatriche”, anche livellate su più generazioni. Senza contare la valanga a strascico di “Avrei voluto/potuto …”.

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